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Salento Antico: Il Medioevo
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IL MEDIOEVO

Nei mille anni di storia definiti convenzionalmente Medioevo - dalla caduta dell'Impero Romano d'Occidente nel 476 alla scoperta dell'America nel 1492 - il Salento ha subito la dominazione di vari gruppi etnici, politici e culturali: gli Ostrogoti, i Bizantini, i Normanni, gli Svevi, gli Angioini, gli Aragonesi. Le loro tracce - come pure quelle di altri popoli dell'area mediterranea e asiatica, dal Magreb al Pont Euxinus, con cui le genti del Salento vennero in contatto grazie ai commerci - sono riemerse nel corso delle campagne archeologiche condotte negli ultimi anni con tecniche sempre più avanzate.
In particolare le ricerche degli ultimi anni stanno colmando il vuoto di informazioni sul periodo bizantino, e soprattutto su Otranto, dove gli scavi sono iniziati già negli anni Ottanta, a differenza di Gallipoli che è ancora città non indagata.
A partire dal VI secolo l'antica Otranto diventò il ponte con l'Oriente sostituendosi a Brindisi, e continuò a svolgere questo ruolo fino alla conquista normanna dell'XI secolo. Ma l'entità e i caratteri del rapporto con il mondo bizantino erano fino a qualche tempo fa poco conosciuti, tanto è vero che la chiesa di S. Pietro d'Otranto, affascinante esempio bizantino di chiesa a pianta centrale, appariva come un gioiello eccezionale ma episodico e decontestualizzato. Gli scavi condotti all'interno della città e nel territorio circostante hanno permesso di conoscere il complesso degli interventi dell'epoca bizantina e di approfondire la conoscenza dei legami con Costantinopoli, sotto il cui occhio vigile Otranto si sviluppò tra il VI e il VII secolo.
La chiesa di S. Pietro e quella meno nota di Castro testimoniano di un intenso sviluppo economico della Terra d'Otranto. (...)

Nel 1068 Otranto cadde definitivamente nelle mani del gruppo di guerrieri normanni scesi dalla Francia settentrionale che, sotto la guida degli Hautville, di lì a poco daranno vita al ducato di Apulia et Calabria prima e al regno con capitale a Palermo poi. Al periodo della conquista normanna del Salento risalgono una serie di terrapieni artificiali o motte, che servivano simbolicamente a segnalare e consolidare il potere sul territorio. Rispetto alle centinaia di esempi censiti in Francia e in Inghilterra, nel Salento i reperti sono molto limitati: ne esiste uno nel comune di Supersano, conosciuto come Specchia Torricella e ignoto alle fonti medievali. Un'altra motta, purtroppo meno conservata, è individuabile nel centro di Nardò: eretta da Goffredo, conte di Conversano, nel 1055 a protezione delle strade provenienti da Taranto e dal nord, venne donata da Filippo de Toucy al convento dei Cappuccini nel 1271 quando la funzione militare era ormai obsoleta.
Nella fase conclusiva della conquista la cristallizzazione del potere feudale è descritta dai documenti che contribuiscono a individuare la consistenza e distribuzione dei feudi, in particolare quelli religiosi, e da alcuni monumenti che rappresentano i luoghi del potere locale, come i castelli o masti di pietra. A Supersano, Alessano, Presicce, Felline, Ruffano, Lecce, esistono tracce delle primitive strutture castellari e difensive e spesso inglobate negli ampliamenti successivi: ma lo studio è ancora nella fase iniziale.
 
Ma il vero simbolo del potere normanno in Terra d'Otranto è il pavimento musivo (1163-65) della Cattedrale di Otranto, edificata sul luogo di quella paleocristiana. L'ingenuità espressiva non impedì che il mosaico divenisse un modello e un distintivo politico per l'area salentina, tanto che nelle cattedrali di Brindisi Taranto e Trani, vennero replicate le storie dell'Antico Testamento, il bestiario di animali fantastici, le figure eroiche di Alessandro e re Artù: temi tutti immediatamente riconoscibili a chi proveniva dai regni del nord mentre era pressoché sconosciuta al contemporaneo mondo bizantino la mitica figura di re Artù.
Il mosaico di Otranto è di poco precedente al dominio di Federico Il di Svevia,il celebre imperatore che era archetipo del cavaliere medievale alla ricerca di terre lontane, dedito alla caccia, ma pellegrino in Terra Santa. Nel dominio di Federico, il Salento era un'area marginale e i castelli che vi si trovavano erano modesti al confronto con quello di Castel del Monte o di Castel Fiorentino, ma non per questo meno affascinanti. (...)
È questo il periodo che vede una forte espansione dei complessi agrari, di cui si possono contare oltre 280 esempi nella sola provincia di Lecce: la loro storia potrà essere raccontata dagli archeologi, ma già ora la loro esistenza è provata dalle piccole chiese, spesso affrescate, sparse nelle campagne o inglobate nel tessuto ediizio dei paesi. Da visitare S. Barbara a Montesardo, S. Cesario e S. Maria la Strada a Taurisano,  S. Maria d'Aurio, S. Maria di Sombrino, S. Maria dei Panetti ad Acquarica del Capo, S. Maria della Camera a Collemeto. Contemporanei a queste strutture erano i monasteri e le grange benedettini, alcuni probabilmente di fondazione bizantina, altri di età normanna o successivi. Nel Salento sono presenti i resti dei complessi monastici italo-greci di S. Nicola di Casole, presso Otranto, e di S. Maria di Cerrate, presso Lecce, l'uno in pessimo stato di degrado, l'altro restaurato e posto sotto la tutela della Provincia. Gli sconvolgimenti economici e sociali del XIV secolo videro l'abbandono o il depauperamento di molti insediamenti monastici, ma il più delle volte il nome fu ereditato dalle masserie e dai fondi rurali. Gli insediamenti rurali sopravvissuti alla fase medievale si svilupparono fino a divenire i centri urbani attuali. La loro trasformazione più forte avvenne nel periodo aragonese, all'epoca del primo potenziamento delle strutture difensive, che cancellò o nascose le più antiche tracce dell'antichità bizantina e medievale.

 
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