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Il Tarantismo: Il Rito di Esorcizzazione
Il Tarantismo Il Rito di Esorcizzazione La Pizzica La tarantola
La Notte della Taranta

DOCUMENTAZIONE

Documentazione fotografica del rito di esorcizzazione nel tarantismo pugliese

 Filmato del 1974 dimenzione file 554Kb

Fig.1

Il tarantismo (o tarantolismo), al di là d'essere considerato semplicemente un fenomeno di natura isteroide, è interessante per le complesse valenze socio-antropologiche che ad esso sottendono.
La ricerca demartiniana del 1959 ha magistralmente evidenziato la funzionalità di questo rituale all'interno della cultura delle classi popolari salentine inquadrandolo nella problematica complessiva della " questione meridionale " che in quegli anni sì andava sempre più determinando come centrale all'interno di un vasto dibattito politico-culturale.

Fig.2

Gli affetti da tarantismo ritengono che il loro male sia stato originato dal morso di un animale al quale si dà solitamente il nome di " taranta " insetto biologicamente noto come Latrodectus Tredecim Guttatus.
Tuttavia le varie ricerche condotte su questo fenomeno e le testimonianze stesse dei medici della zona, hanno ampiamente dimostrato che solo in casi rarissimi coloro che si ritengono affetti da tarantismo manifestano la sintomatologia propria del latrodectismo.
D'altra parte non è certamente questo l'unico elemento a invalidare ogni tentativo di approccio medico al fenomeno e a sostenere le sue valenze culturali. Sarà qui sufficiente ricordare la magica immunità territoriale cui è dotata tutta l'area circostante a Galatina (Lecce) dove il male viene curato, ma non si manifesta in virtù della mitica protezione di S. Paolo.

Fig.3

Il complesso rituale di esorcizzazione del tarantismo pone marcatamente in rilievo elementi pagani, propri del mondo antico, sincreticamente combinati con il cattolicesimo egemone che nel corso dei tempi ha sempre tentato di inglobare nella sua sfera questo fenomeno.
La rappresentazione ha inizio allorquando il tarantato avverte i segni premonitori, per lo più di tipo neurovegetativo o psichico (apparente obnubilamento dello stato di coscienza, turbe emotive, ecc.).
Generalmente egli chiede che sia eseguita della musica e dà quindi inizio ad una danza incessante ed esasperata che ha lo scopo di diagnosticare il tipo di taranta che lo ha morso (" libertina ", " triste e muta ", " tempestosa ", ecc.).

Fig.4

Successivamente si passa ad una fase di " esplorazione cromatica " nella quale il malato è attratto da indumenti, generalmente fazzoletti, i cui colori corrispondono a quelli della taranta che lo avrebbe morso.
Talvolta l'attrazione si manifesta con atteggiamenti aggressivi nei confronti di persone che indossano abiti vistosamente colorati e che fanno cerchio intorno all'ammalato.
Nella terza fase, coreutica, si manifestano nel tarantato i sintomi di possessione di volta in volta epilettoide, depressivo-melancolici o limitati ad uno stato pseudo-stuporoso.
La fase coreutica, o " ciclo coreutico bipartito " come lo definì De Martino, si svolge con un alternarsi di atteggiamenti espiatori - convulsioni epilettiformi o posture stereotipate accompagnate da apparente perdita di contatto con l'ambiente circostante (Fig. 3, 5, 7) - e liberatori con pantomime che simulano l'identificazione dell'ammalato con la taranta (Fig. 2, 4, 6).

Fig.5

Il rituale termina con un simbolico calpestamento della taranta che simboleggia la " liberazione " dell'ammalato e la riuscita del rituale di esorcismo.
Oggi, a 25 anni dalla ricerca demartinìiana, si avverte un ulteriore processo di disgregazione di questo fenomeno ~: in esso vanno gradualmente scomparendo i momenti collettivi e sono sempre di meno i tarantati che il 28 e il 29 giugno di ogni anno si recano nella chiesetta di S. Paolo a Galatina per dar vita al loro rituale di guarigione (Fig. 1).
Quanti ancora si sottopongono a questa pratica - nel 1980 erano appena due - non trovano più in attesa, nella piazza dii Galatina, una comunità contadina che condivide il loro stesso orizzonte culturale, ma una folla curiosa ed eterogenea dalla quale hanno bisogno di proteggersi.

Fig.6

Al carro che in passato conduceva il gruppo dei tarantati dalle campagne circostanti al luogo terapeutico, si sostituiscono oggi automobili dalle quali scendono gli ammalati a pochi metri dall'ingresso della chiesa.
Un parente vigila attentamente sui pochi minuti del rituale terapeutico effettuato dinanzi alla chiesa ed è pronto a scagliarsi contro chiunque intenda fotografare o filmare quanto sta accadendo.
Pensare di entrare nella cappella per osservare il rituale che si svolge all'interno è cosa del tutto vana: soltanto a uno o due parenti stretti viene fatta una simile concessione.
I tarantati escono dalla chiesa dopo appena pochi minuti e ciò sta a testimoniare un'ulteriore fase di disgregazione del fenomeno. Essi ormai sanno che non è più lecito trasferire nel collettivo le loro crisi individuali e restano imbrigliati in una dimensione di anomia culturale nella quale percepiscono di potersi sempre meno affidare a questa forma di terapia tradizionale.

Fig.7

Svolto il cerimoniale in modo sbrigativo, i tarantati corrono nella chiesa principale del paese per il ringraziamento (Fig. 8, 9) e, protetti dai parenti che non nascondono tutto il loro disagio, risalgono in macchina e tornano a casa.
C'è da chiedersi se in futuro essi riusciranno a trovare il coraggio di venire ancora a Galatina per rinnovare questo rito dinanzi a una folla nella quale non si manifesta soltanto incomprensione, ma si avverte anche una distanza storica e culturale che ha ormai creato uno iato incolmabile.
Le immagini che, tra mille difficoltà, abbiamo fermato nel 1980, sono forse le ultime che si sono potute riprendere su questo fenomeno; negli anni

Fig.8

successivi i tarantati hanno difatti quasi sempre disertato l'appuntamento nella chiesetta di S. Paolo, tentando di risolvere in ambito domestico le crisi del male generato dalla loro materiale esistenza nella " terra del rimorso ".


RIASSUNTO

Gli autori presentano una documentazione fotografica di alcune fasi del rito di esorcizzazione del tarantismo pugliese svoltosi a Galatina (Lecce) nel giugno del 1980.
Mentre evidenziano gli aspetti socio-culturali del fenomeno già profondamente analizzato dalla ricerca demartiniana, gli autori sottoliineano la scomparsa, negli ultimi anni, delle manifestazioni rituali vissute nel " collettivo " e la relegazione del fenomeno nell'ambito familiare.

Fig.9

Le foto di questo articolo sono state eseguite da Paolo Albanese

 
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