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Grecia Salentina: Origini e Storia
La Grecìa Salentina Origini e Storia Rito Religioso La Lingua Grika
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ORIGINI E STORIA

L’isola ellenofona della Grecia Salentina, situata a sud-est della Provincia di Lecce in Puglia (Italia), comprende attualmente nove comuni e precisamente: Calimera, Castrignano dei Greci, Corigliano d’Otranto, Martano, Martignano, Melpignano, Soleto, Sternatia e Zollino, con una superficie complessiva di 143,90 Kmq, ed una popolazione residente di circa 41.504 abitanti.
Non è ancora stata stabilita con certezza la sua datazione ellenica ma le due ipotesi principali collocherebbero la sua radice ellenica o nel periodo magno greco (come sostenuto dal Niebhur e dal celebre glottologo tedesco G. Rohlfs), o nel periodo bizantino (come sostenuto dal De Blasi e dal Morosi). Non è escluso tuttavia, che ad un originario nucleo magno greco si siano avvicendate, in tempi diversi, nuove ondate migratorie di genti provenienti dalla Grecia: guerrieri achei e spartani, pastori, monaci basiliani, reduci dell’esercito bizantino, mercanti ecc.
Molto suggestiva è l’ipotesi che la farebbe risalire alla Magna Grecia o meglio alla Mejalh Ellas, di cui faceva parte geograficamente insieme a gran parte della Puglia, della Sicilia, della Calabria (ove tuttora esiste l’area ellenofona della Bovesia), con le fiorenti città di Cuma, Sibari, Siracusa, Crotone e Taranto, la perla della Magna Grecia.
La leggenda narra a tal proposito che Messapo e Taras, figli di Nettuno, giunti sui nostri lidi nell’ VIII sec. a.C., diedero il loro nome alla Messapia e alla città di Taranto.
Plinio racconta che i Cretesi, dopo aver fondato Oria, si spinsero fino all’estremo sud della Puglia, prendendo il nome di “Salentini” (ossia gente di mare). Questi stessi Salentini saranno alleati dei Tarantini contro Roma nel 281 a.C. e probabilmente nella battaglia di Ascoli nel 279 a.C. Successivamente insieme ai Bruttii, ai Lucani, ai e all’armata di Pirro cercheranno di ostacolare l’avanzata delle legioni romane.

Con la sconfitta definitiva di Pirro, re dell’Epiro nel 5 a.C. (presso Benevento), iniziò la conquista romana del Meridione d’Italia.
Nel 476 d.C., con la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, i Bizanti»i subentrarono ai Romani, lasciando tracce indelebili in modo parti are nella nostra Grecia Salentina.
Il dominio bizàntino venne messo in pericolo dagli attacchi dei cosidetti “barbari”, in particolare dai Goti e soprattutto dai Longobardi che, attestatesi nel Ducato di Benevento nel 590 d.C., invasero la Daunia, Bari, Taranto e Brindisi, costringendo i Greci a trincerarsi nell’estremo Salento in quel territorio compreso tra Otranto e Gallipoli.
Contemporaneamente dovettero fronteggiare gli Arabi (che erano divenuti molto minacciosi), riuscendo comunque a riconquistare parte del territorio perduto, compresa la città di Bari che venne governata dal “Catapano”.
Saccheggiata nel 927 dagli Ottomanni, la città di Taranto venne ricostruita 50 anni dopo dall’Imperatore Niceforo Foca, rimanendo greca fino al 1063, anno in cui fu conquistata dal normanno Roberto Guiscardo. Questi da Otranto allestii un esercito che scagliò contro l’Imperatore Bizantino Alessio Comneno.

Per quanto inerente il flusso migratorio dalla Grecia verso il Salento , il Maggiulli segnala, durante il periodo bizantino, diverse ondate (in particolare durante i regni degli Imperatori Basilio I e Basilio II negli anni 878-979) che si stabilirono nell’agro di Gallipoli, Nardò, Ugento e nell’attuale Grecia Salentina, e successivamente nell’XI sec. C. presso Taranto.

Dopo i Bizantini fu la volta dei Normanni, diretti discendenti dei biondi Vichinghi dagli occhi color del mare c alla splendida Scandinavia, fedeli al loro motto “Avanti dappertutto” (Ro voek over alt), erano salpati a bordo delle loro agili imbarcazioni (dette “Lan gskip” “Drakar” e “Knorr”) sfidando l’ignoto e spingendosi lungo quella che loro chiamavano “La strada dei cigni” (Over ban svan), raggiungendo terre lontanissime tra cui la Groenlandia, l’Islanda, e il Winland (l’America?), venendo in contatto anche con gli Arabi e i Bizantini.
Come dimostra del resto la storia del vichingo norvegese Harald Hardrati che, giunto fino a Costantinopoli (Miklagard, la Grande Città), combattè a fianco del generale bizantino Georges Maniakés contro gli arabi in Sicilia, ed insieme ad altri guerrieri Vichinghi (chiamati anche “Rus” o “Variaghi”) costituì la guardia del corpo del Basileus.
Dei Normanni rimangono in Puglia splendide testimonianze architettoniche, tra cui troviamo la sfarzosa cattedrale di Otranto costruita nel 1080 per volere di Ruggero.
Ai Normanni subentrarono gli Svevi, il cui più celebre e discusso personaggio fu Federico II di Hohenstaufen (eletto nel 1226 “Imperatore Augusto, Re di Sicilia e Gerusalemme”). La sua epoca fu contrassegnata da aspre lotte tra l’Impero e il Papato che aveva chiesto l’aiuto di Carlo d’Angiò che s’impossessò della Puglia facendo giustiziare il giovanissimo e valoroso Corradino di Svevia.
Nuovi coloni provenienti dalla Grecia si stabilirono nel territorio di Brindisi nel XIII sec., come è dimostrato da alcuni registri angioini del 1272.

Il periodo degli Angioni fu contraddistinto da lotte intestine, e da una ripresa del sistema feudale (instaurato dai Normanni) nelle sue forme più deteriori. Il conseguente disordine sociale toccò l’acme durante il regno della regina Giovanna Il che lasciò la Puglia in balia di se stessa.
Tale stato di confusione agevolò l’opera di Alfonso d’ Aragona che nel 1442 riportò un relativo ordine in Puglia.
Intanto il clero greco, secolare e regolare, che aveva goduto di una grandissima importanza nell’Italia meridionale, durante l’epoca bizantina, nei secoli XII e XVI, perdette rapidamente gran parte del suo prestigio, sopravvivendo nel Salento solo nel ristretto territorio compreso tra Otranto, Gallipoli, Nardò e Calimera.
In base ad un documento dell’epoca la “Dissertatio de Neretinis Episcopis”, inviata dal vescovo di Nardò nel 1413 all’antipapa Giovanni XXIII, si evince che erano paesi greci: Galatone, Casaranello, Alliste, Felline, Sedi, Neviano, Aradeo, Noha, Fulcignano, Puzzovivo, S. Nicola di Cigliano e Lucugnano.
Inoltre nel Codice Brancaccio di Napoli (della metà del XVI sec.) nella “Relazione dei Greci di Otranto” è scritto che si parlava solo la lingua greca a Soleto, Sternatia, Cannole, Strudà, Neviano e Zollino, mentre si parlava il greco e il romanzo a Galatina, Aradeo, Noha, Martano, Castrignano Graecorum, Ruffano e Martignano.

Nel XV secolo dalla Grecia, e precisamente dall’Epiro, sono registrati nuovi arrivi che, si stanziarono nel territorio di Nardò e successivamente altri che, provenienti da tutta la Grecia e dall’Albania, trovarono scampo sulle contrade salentine: una moltitudine di profughi scampati all’invasione ottomana in Oriente, che il condottiero Giorgio Castriota (detto Scanderberg) aveva cercato eroicamente di contrastare. Nel 1480 un avvenimento cruento che funestò tutto il mondo cristiano ebbe luogo ad Otranto.
Otranto, l’antica Hidria di Tolomeo, l’Hydruntum dei Latini, la roccaforte dell’Impero Bizantino, la porta dell’Oriente per antonomasia, divenne improvvisamente l’ultimo baluardo dell’Europa cristiana contro la minaccia degli Ottomani, che attraverso l’Italia volevano ricongiungersi con i Musulmani di Spagna.
La mattina del 28 luglio dell’anno del Signore 1480, la tranquilla cittadina che aveva dato il suo nome alla Puglia salentina (chiamata “Terra d’Otranto”, con le provincie di Lecce, Brindisi e Taranto), si vide circondata dalle forze dell’Islam, forti di ben 200 navi e 18.000 soldati comandati da Ghedik Achmed Pascià, inviato da Maometto II.
Rifiutata la resa, offerta a buone condizioni dai Turchi, gli abitanti di Otranto si difesero eroicamente fino all’ 11 agosto, pagando un tributo di ben dodicimila morti, mentre due giorni dopo altri 800 uomini venivano decapitati sul colle della Minerva, per non aver voluto rinunciare alla fede cristiana, proiettando così nella storia dell’uomo la gloriosa città di Otranto da allora universalmente conosciuta come la città dei Martiri.
La caduta di Otranto in mano ai seguaci di Allah ebbe conseguenze nefaste per gran parte del Meridione d’Italia. Moltissimi paesi furono saccheggiati e distrutti, sia i conventi che le chiese latine e greche vennero incendiate e molti Salentini portati come schiavi in Oriente.
Della Grecia Salentina solo gli abitanti di Corigliano, rifugiatisi nel castello, resistettero all’attacco dei Saraceni; negli altri paesi ci furono saccheggi, morti e devastazioni.
Per scacciare i Musulmani da Otranto, venne bandita una crociata da Papa Sisto IV a cui aderirono principi italiani e stranieri, ungheresi, portoghesi, spagnoli, tedeschi, inglesi e francesi, che al comando di Alfonso Duca di Calabria liberarono Otranto nel settembre 1481 dopo tredici mesi di assedio.

Nei secoli XVII e XVIII l’area geografica della Grecia Salentina si restrinse ulteriormente, nonostante l’afflusso di numerosi immigrati greci sia durante l’occupazione ottomana dell’Ellade, sia successivamente, come nel 1781 durante il regno di Ferdinando IV. Nei primi anni del 1800, lo studioso Pacelli di Manduria traccia una carta della Grecia Salentina, in cui dice che si parla ancora la lingua greca in tredici comuni, precisamente a Soleto, Sogliano, Cutrofiano, Corigliano, Zollino, Stematia, Martignano, Calimera, Martano, Castrignano dei Greci, Melpignano, Cursi e Cannole.
Oggi, nonostante tutto, dell’antica Grecia Salentina rimangono ancora undici comuni a testimonianza di un glorioso passato che non può e non deve morire.

 
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